ISPIRAZIONI MENSILI

AGOSTO.

In questi giorni molte persone alzano gli occhi al cielo in cerca di una stella cadente. Da bambini ci insegnano che quello è il momento giusto per esprimere un desiderio. Ora che sono adulta ho perso un po’ di quella credenza magica, però è una tradizione che mi ha sempre affascinata. E oggi mi chiedo:

Da dove nasce davvero un desiderio?

Che sia un progetto da concludere, una risposta che sto aspettando o semplicemente qualcosa che avevo programmato da tempo, ci sono giorni in cui mi rendo conto di pensare: “Quando succederà questa cosa, allora mi sentirò più tranquilla.”

Quando.

Come se il mio benessere fosse sempre spostato un po’ più avanti: quando avrò più tempo, quando le cose saranno più chiare, quando riuscirò a organizzarmi meglio.

Quando...

Mi sono fermata un attimo, rendendomi conto che quella frase la conosco bene. Cambiano le situazioni, ma il meccanismo è sempre lo stesso. È come se continuassi a rimandare la sensazione di pienezza a una versione futura della mia vita. E nel frattempo rischio di non vedere ciò che, in realtà, è già presente.

Allenare la gratitudine verso ciò che mi circonda e ciò che sono è veramente un esercizio costante. Le persone che mi vogliono bene. Il lavoro che amo. Le competenze che negli anni ho costruito con pazienza. La serenità che oggi riesco a trovare in una pratica di yoga o in una passeggiata e che, qualche anno fa, avrei cercato fuori da me. Allenarla allontana quella ricerca costante di pienezza e completezza.

È stato lì che mi sono chiesta se anche i desideri, a volte, non nascano da un equivoco. Se dal desiderio di avere più tempo, più serenità, più fiducia, più coraggio o più energia passiamo senza accorgercene alla convinzione che solo quando avremo tutto questo staremo finalmente bene.

Come se la vita iniziasse davvero solo quando avremo ottenuto ciò che ancora ci manca.

Forse è anche per questo che, leggendo qualche giorno fa una riflessione sulla Luna Nuova, una domanda mi è rimasta addosso.

Non sono esperta di rituali o dei significati legati ai cicli della Luna. Leggo però sempre molto volentieri le riflessioni di Jessica Pellegrino, che nel suo blog racconta il cielo del mese che verrà [LEGGI QUI]

Leggendo ciò che racconta a proposito di questa Luna Nuova in Leone, di identità, espressione, visibilità e del coraggio di mostrarsi per ciò che si è, mi è rimasta addosso una domanda:

"Cosa vuoi portare alla luce di te?"

La prima volta che me la sono posta, l'ho interpretata pensando a ciò che avrei voluto migliorare, sviluppare e far vedere agli altri. E ho sentito quasi una pressione al petto, perché senza accorgermene mi stavo mettendo ancora una volta in una situazione di sfida.

Poi però ho pensato che forse quella domanda non parlava affatto di aggiungere qualcosa.

Forse parlava semplicemente di riconoscere qualcosa che c'è già.

Apprezzare è diverso da accontentarsi, sentirsi grati, provare o ricercare la gratitudine per me ha un significato diverso da accettare e accontentarsi ciò che si ha.

È imparare ad apprezzare, dando valore, riconoscendo, perché è difficile coltivare qualcosa che continuiamo a considerare insufficiente.

Il cambiamento più autentico nasce quando smettiamo di osservare il terreno cercando solo ciò che manca. Quando iniziamo ad accorgerci di ciò che già cresce, allora possiamo prendercene cura e farlo fiorire. Forse il desiderio più autentico non è chiedere alla vita di darci qualcosa in più, ma è avere il coraggio di portare nel mondo qualcosa che la vita ha già affidato a ciascuno di noi.

Insieme e grazie a questa luna nuova stasera il cielo sarà buio per guardare il cielo in cerca di stelle cadenti:

Quale seme è già nel mio terreno e chiede semplicemente di essere coltivato?

Forse sarà proprio quello il desiderio che affiderò a una stella cadente.

E TU?

Quale parte di me desidera essere vista?

Quale qualità continuo a dare per scontata?

Che cosa sto già coltivando, senza accorgermene?

Forse non arriverà subito una risposta.

E va bene così.

Forse è qualcosa da riconoscere.

E da coltivare, con fiducia, un passo alla volta.

Credo che il coaching sia esattamente questo: uno spazio in cui fermarsi, osservare il proprio terreno con occhi nuovi e accorgersi che, spesso, ciò che stiamo cercando è già presente. Ha solo bisogno di essere visto, riconosciuto e accompagnato nella sua crescita.

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Un respiro alla volta,

Valentina

CREAAINSEMA

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Ig creaa.insema

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