ISPIRAZIONI MENSILI

OTTOBRE.

Questa newsletter sarebbe dovuta arrivare il 10 ottobre 2026, 10.10.10 (2+0+2+6). Una data che mi aveva incuriosita per il suo significato simbolico. Secondo alcune interpretazioni numerologiche e spirituali, il 10 ottobre rappresenta un portale energetico. Non una porta che si apre realmente, ma un momento simbolico di passaggio, trasformazione e nuovi inizi.

Il numero 10, infatti, racchiude due significati. L'1 rappresenta l'inizio, il coraggio di intraprendere una nuova strada, la possibilità di scegliere la propria direzione. Lo 0 rappresenta l'infinito, il potenziale, quello spazio ancora vuoto in cui tutto può prendere forma. Insieme raccontano qualcosa di bellissimo.

Ogni nuovo inizio ha bisogno di uno spazio in cui nascere.

E quest'anno il 10 ottobre, sembrava ci invitasse a chiudere un ciclo per aprirne uno nuovo.

Ma non è tutto. Proprio il 10 ottobre si è verificata anche la Luna nuova in Bilancia.

La Luna nuova, nell'interpretazione astrologica, rappresenta il momento in cui fermarsi, lasciare andare ciò che non serve più e seminare nuove intenzioni. La Bilancia, invece, è il segno dell'equilibrio, dell'armonia e delle relazioni. E questa particolare Luna nuova porta con sé una riflessione che mi ha colpita.

Quanto dell'equilibrio che cerchiamo fuori dipende dall'armonia che riusciamo a trovare dentro di noi?

Sembrava quasi che questa data fosse stata pensata per il tema di cui volevo parlarti.

Le vibrazioni.

Quelle che sentiamo, quelle che trasmettiamo e quelle che scegliamo di accogliere nella nostra vita.

Come ho scritto qua sopra, questa newsletter arriva qualche giorno dopo. Perché, invece di sedermi a scrivere, ho sentito il bisogno di dedicare del tempo a me stessa. Ho sistemato casa, ho riordinato, ho fatto quelle grandi pulizie che rimandavo da tempo. ho spostato oggetti, liberato spazi, lasciato andare qualcosa e mentre mettevo ordine fuori, mi sono accorta di quanto ne avessi bisogno anche dentro.

Forse, senza rendermene conto, stavo già mettendo in pratica ciò che questa data, simbolicamente, ci invita a fare.

Lasciare andare per fare spazio.

E proprio mentre facevo spazio, una domanda ha iniziato a farsi strada.

A che cosa voglio continuare a dare spazio nella mia vita?

Non credo che fare spazio significhi necessariamente eliminare tutto ciò che ci mette a disagio.

A volte significa semplicemente fermarsi.

Ascoltare.

E riconoscere ciò che continua a risuonare con noi. Ed è proprio questa parola, risuonare, che mi riporta a un'esperienza vissuta recentemente. Sabato scorso ho organizzato insieme a Katia Nembrini , terapista olistica riconosciuta, un incontro di yoga e campane tibetane, a tema rallentare. Un momento in cui il movimento ha lasciato spazio all'immobilità, il respiro si è fatto più lento e il suono è diventato protagonista. Le campane tibetane hanno qualcosa di particolare, il loro suono non sembra fermarsi alle orecchie.

Si diffonde.

Vibra.

Risuona.

E lentamente svanisce, lasciando dietro di sé il silenzio.

Mi sono ritrovata ad ascoltare non soltanto il suono, ma anche ciò che quel suono muoveva dentro di me.

Nella musica, ogni suono nasce da una vibrazione. Quando più note si incontrano, possono creare consonanza: quella sensazione di armonia, stabilità, equilibrio; oppure dissonanza: una tensione, qualcosa che sembra non trovare subito il proprio posto.

La dissonanza non è  però una nota sbagliata.

Anzi, nella musica è spesso proprio la dissonanza a creare movimento, profondità, emozione. Senza di lei, molte melodie perderebbero parte della loro bellezza.

E allora mi sono chiesta: non succede forse qualcosa di simile anche con le persone?

Ci sono incontri che sembrano una melodia familiare, persone con cui tutto scorre naturalmente. Con cui non dobbiamo spiegare troppo, dimostrare troppo, essere qualcosa di diverso da ciò che siamo. Ci sono presenze che ci alleggeriscono, che ci fanno sentire accolti, che ci permettono di respirare un po' più liberamente.

E poi ci sono incontri che creano dissonanza. Persone che ci mettono in discussione, che ci fanno sentire a disagio, che toccano parti di noi che forse preferiremmo non guardare.

Ma proprio come nella musica, non tutte le dissonanze sono da evitare. Alcune ci insegnano, ci fanno crescere, ci aiutano a conoscerci meglio. Altre, invece, continuano a creare una tensione che ci allontana da noi stessi. E forse la vera consapevolezza sta proprio qui.

Imparare a riconoscere la differenza.

Per riconoscere la differenza e per ascoltare davvero, a volte, dobbiamo fare silenzio. Silenzio fuori, ma soprattutto dentro.

Perché quando siamo costantemente immersi nel rumore delle aspettative, degli impegni, delle opinioni e delle emozioni degli altri, diventa difficile riconoscere la nostra voce.  E anche capire che cosa ci fa stare bene. Cercare good vibes come spesso si sente parlare, sulle magliette, sui social, nelle frasi motivazionali.

Ma cosa significa davvero circondarsi di buone vibrazioni? Essere sempre positivi?

Io non credo. Perché non siamo fatti per essere sempre felici, leggeri o in armonia.

Ci sono giorni in cui siamo noi stessi una nota stonata, giorni in cui abbiamo bisogno di essere ascoltati, anche quando non abbiamo nulla di luminoso da offrire. rse le good vibes non sono soltanto quelle che ci fanno sorridere. Sono anche quelle che ci permettono di essere autentici, di mostrare le nostre fragilità, di attraversare una dissonanza senza perdere il rispetto reciproco.

E forse prenderci cura delle nostre vibrazioni significa proprio questo.

Scegliere con maggiore consapevolezza ciò a cui diamo spazio, avvicinarci a ciò che ci nutre. Accogliere ciò che ci fa crescere, e trovare il coraggio di prendere distanza da ciò che, continuamente, ci svuota.

Senza giudicare. Senza etichettare le persone come positive o negative, ma semplicemente riconoscendo che non tutto deve necessariamente risuonare con noi. Ma non siamo soltanto noi a ricevere le vibrazioni degli altri.

Anche noi, ogni giorno, portiamo qualcosa nella vita delle persone che incontriamo: con le nostre parole, con i nostri gesti, con il modo in cui ascoltiamo e con la presenza che scegliamo di offrire.

Anche noi siamo parte della melodia di qualcun altro.

E forse prenderci cura delle nostre vibrazioni non significa soltanto scegliere ciò che vogliamo accogliere, ma anche diventare più consapevoli di ciò che trasmettiamo. Non per essere sempre in armonia, non per essere sempre la nota giusta, ma per imparare a esserci, con autenticità e attenzione.

 

E TU?

A che cosa vuoi continuare a dare spazio nella tua vita?

Con chi senti di poter essere davvero te stesso?

Quali incontri ti fanno sentire in armonia?

Quali dissonanze stai cercando di ignorare, invece di ascoltare?

C'è qualcosa, o qualcuno, da cui senti il bisogno di prendere un po' di distanza?

Che vibrazioni porti tu nella vita degli altri?

Forse non possiamo scegliere tutte le note che incontreremo lungo il cammino.

Ma possiamo imparare ad ascoltarle, a riconoscere quelle che ci fanno crescere, a lasciare andare quelle che non ci appartengono più e a ricordarci che non serve essere sempre in perfetta armonia.

Forse, proprio come ho fatto con la mia casa, ogni tanto abbiamo bisogno di aprire le finestre, lasciare entrare aria nuova, fare spazio e chiederci quali vibrazioni vogliamo continuare ad accogliere nella nostra vita

E quali desideriamo portare in quella degli altri.

Perché, in fondo, non si tratta di trovare sempre la frequenza perfetta.

Ma di imparare ad ascoltare la propria.

Un respiro alla volta,

Valentina

CREAAINSEMA

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